USA, fermato il 26enne Luigi Mangione per l’omicidio del magnate delle assicurazioni sanitarie

Il giovane aveva conseguito un master in ingegneria e informatica, era tra gli studenti più brillanti dell’Università della Pennsylvania

Il giovane sospettato di essere il killer del ceo Brian Thompson, ucciso mercoledi’ a Manhattan, si chiama Luigi Mangione, ha 26 anni. Lo riporta il New York Times che cita tre fonti di polizia. L’uomo aveva con sé un manifesto manoscritto sul quale erano riportate delle critiche alle aziende sanitarie, accusate di anteporre i profitti alle cure.

Scorrendo il suo profilo Linkedin, Mangione si è laureato e ha conseguito un master in ingegneria e informatica all’Università della Pennsylvania. Il giovane aveva conseguito al liceo il “valedictorian” per aver mantenuto la media più alta della scuola nei quattro anni. Non si sa se il ragazzo avesse anche tenuto il discorso ufficiale alla consegna dei diplomi, onore che tocca allo studente più brillante.

Mangione diceva di chiamarsi Marc Rosario

Mangione aveva dato agli agenti che lo hanno fermato in un McDonald’s ad Altoona, Pennsylvania, un documento falso del New Jersey intestato a Marc Rosario. È lo stesso nome, secondo gli investigatori citati da Nbc, apparso sul documento consegnato dal killer all’addetta della reception dell’ostello nell’Upper West Side di Manhattan, il 24 novembre, dieci giorni prima di uccidere il super manager.

Nel discorso da ‘valedictorian’, cioè di miglior studente del liceo, Luigi Mangione, arrestato e sospettato di essere il killer del ceo ucciso a Manhattan, aveva lodato nel 2016 la capacità degli studenti di “proporre idee innovative per cambiare la vita scolastica di tutti i giorni”. “Avere grandi idee tuttavia – aveva aggiunto nel suo discorso alla Gilman High School di Baltimora, Maryland – non è sufficiente per innovare. L’inventiva della classe del 2016 deriva anche dal suo incredibile coraggio di esplorare l’ignoto e provare cose nuove”. Mangione aveva poi ringraziato il corpo docente per il “vostro incoraggiamento in classe, nel campus e sul palco”. “Quindi, genitori e docenti – aveva continuato – grazie per tutto ciò che avete fatto per noi. Oggi è un traguardo tanto per voi quanto per noi”.


“Sembra ieri – aveva aggiunto – che eravamo matricole e facevamo la guerra con le cravatte e giocavamo ai videogiochi. Ma ora andiamo avanti, esplorando l’ignoto, che si tratti di frequentare college in tutto il Paese, viaggiare per il mondo o svolgere il servizio militare in Paesi stranieri”. “Mentre abbracciamo il nuovo – aveva concluso – non dimenticheremo il vecchio. Le nostre amicizie, i nostri valori e i ricordi della Gilman resteranno sempre con noi”.

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