Università, l’allarme dei docenti: “Basta baronato, serve una commissione nazionale”

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Non si è fatta attendere la risposta dei Docenti Universitari italiani, che hanno commentato gli interventi sull’Espresso del professor Michele Ainis e quello sul Sole 24 Ore di Dario Braga. “Quello che serve è una commissione nazionale” – commentano i docenti.

“Dopo l’intervento di Michele Ainis sull’Espresso (“Macche’ raccomandati, aboliamo i concorsi”), ora anche Dario Braga interviene sul Sole 24-ore sullo stesso tema (“Docenze ‘frenate’ dai concorsi”). Sia Ainis che Braga vogliono l’abolizione dei concorsi e vogliono “che ogni ateneo si scelga i propri professori” (Ainis), ovvero “che le universita’ assumano chi serve e quando serve” (Braga).

Michele Ainis chiedeva “che ogni professore si scelga il suo assistente”, visto che “ogni giovane studioso s’avvia alla ricerca sotto la guida d’un docente, che poi lo aiuta a fare carriera” e dato che “la cooptazione non e’ un peccato ne’ un reato, e’ la legge non scritta dell’universita’.”

Dario Braga sostiene che quella da lui indicata e’ “l’unica strada che non abbiamo ancora imboccato”. La verita’ e’, invece, esattamente l’opposto: nell’universita’ italiana si e’ sempre praticata la “scelta dell’ateneo”, ovvero la cooptazione personale, con il ‘maestro’ che sceglie – spesso fin dalla tesi di laurea -il “giovane studioso”, ne coltiva la formazione, decidendo se e quando fargli avere un posto di ruolo e se e quando farlo poi avanzare nella carriera. Tutto questo in un rapporto di dipendenza anche umana dell’allievo dal suo maestro-barone.

In realta’, nell’Universita’ italiana “l’unica strada che non abbiamo ancora imboccato” e’ quella di iniziare (subito dopo la laurea) il percorso di reclutamento con scelte sottratte totalmente all’Ateneo, ovvero al singolo ‘maestro’. E in Italia l’unico modo – mai adottato – per instaurare fin dall’inizio un rapporto ‘professionale’, caratterizzato da autonomia di ricerca e di insegnamento, e’ quello di esercitare esclusivamente a livello nazionale – con commissioni interamente sorteggiate – tutte le scelte: dottorati, contratti di formazione, entrata in ruolo, progressione.

In questo modo ci guadagnerebbe la qualita’ della ricerca e della didattica, oltre che la qualita’ della vita del ‘discepolo’ e anche del maestro-barone.  Inoltre, il notevole tempo impiegato dal ‘maestro’ per reclutare e far fare carriera al proprio allievo, potrebbe essere impiegato per piu’ utili attivita’ istituzionali.

Va aggiunto che solo con questo nuovo percorso interamente e sempre nazionale avrebbe un valore altamente positivo l’introduzione del docente unico, che altrimenti risulterebbe un ‘docente plurimo’, dato che la formazione, l’ingresso in ruolo e gli avanzamenti del docente, dipenderebbero di fatto dalla cooptazione personale.

In alternativa a questa ‘soluzione nazionale’ vi e’ il mantenimento della cooptazione personale, con gli ‘annessi’ fenomeni di localismo, clientelismo e parentopoli, al di la’ delle foglie di fico dei finti concorsi locali e delle inutili abilitazioni nazionali.

Insomma, aboliamo tutti concorsi e ogni abilitazione e, introducendo il ‘buono posto’ per il maestro-barone, facciamo finalmente diventare legge dello Stato quella che finora e stata ‘solo’ “la legge non scritta dell’universita'” italiana”.

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