“Un presidio psicologico in ogni scuola e università”. Arriva la proposta di legge

L’iniziativa della Rete degli studenti medi e dell’Unione degli universitari: “Uno studente su tre vi si rivolgerebbe”. La legge costerebbe sui 100 milioni di euro

Un presidio psicologico in ogni scuola e in ogni università. La richiesta viene dopo gli anni di pandemia ed è diventata una proposta di legge presentata alla Camera dei deputati da Unione degli Universitari (UDU) e Rete degli Studenti Medi. Composta da quattro articoli, scritta insieme al supporto dello SPI CGIL, punta ad istituire, regolare e soprattutto, finanziare, un servizio di assistenza psicologica, psicoterapeutica e di counselling scolastico e universitario, che possa basarsi su personale professionista e interfacciarsi con il servizio sanitario territoriale assicurando la presa in carico degli studenti che ne avessero bisogno.

I dati del disagio

“L’anno scorso abbiamo voluto capire come fosse messa la salute mentale degli studenti – ha spiegato Camilla Piredda, coordinatrice nazionale dell’UDU -. Insieme allo SPI CGIL e all’Istituto IRES abbiamo perciò diffuso un questionario in tutto il Paese, che ha visto oltre 30mila risposte. I risultati del questionario hanno evidenziato molti elementi di preoccupazione: il sentimento più provato durante il periodo pandemico è stata la noia per il 76% dei rispondenti; emergono anche l’ansia al 59% e il senso di solitudine al 57%. Vi sono poi risultati particolarmente allarmanti: basti pensare che il 28% del campione ha avuto esperienza di disturbi alimentari, mentre il 14,5% ha avuto esperienze di autolesionismo. Alla luce di questi dati, abbiamo auspicato che la politica reagisse per cercare di supportare la salute mentale degli studenti e prevenire qualsiasi forma di disagio”.

“Così non è stato – continua Piredda – in quanto le uniche risposte positive le abbiamo viste da singoli istituti, università o al massimo regioni. Ma è mancata una risposta complessiva e adeguati finanziamenti: così, oggi siamo costretti nella maggior parte dei casi a psicologi privati, cui prezzo medio di una seduta della durata di 60 minuti è di circa 70/80 euro. Anche il bonus psicologo, soluzione temporanea ma utile, quest’anno è stato rifinanziato per soli 5 milioni di euro, con un taglio dell’80% rispetto al finanziamento del 2022. La politica ha deciso di ignorare le esigenze e le richieste di un’intera generazione: infatti, la quasi totalità del campione da noi intercettato l’anno scorso aveva detto di considerare utile un supporto psicologico nella propria scuola o università. Addirittura, uno studente su tre vorrebbe usufruirne”.

Coinvolta l’opposizione

Alla conferenza erano infatti presenti diversi parlamentari, alcuni dei quali iscritti al gruppo interparlamentare per la tutela e la promozione della salute mentale, che hanno accettato di ascoltare le richieste delle associazioni studentesche: per il Partito Democratico Nicola Zingaretti, Susanna Camusso, Beatrice Lorenzin e Rachele Scarpa; per Alleanza Verdi-Sinistra Italiana Elisabetta Piccolotti e Eleonora Evi, per il Movimento 5 Stelle Elisa Pirro, Carmen Di Lauro, Valentina Barzotti e Antonio Caso.

“La proposta di legge – spiega  Camilla Velotta, del direttivo di Rete studenti Medi – punta ad istituire, regolare e finanziare un servizio di assistenza psicologica, psicoterapeutica e di counselling scolastico e universitario, che possa basarsi su personale professionista e interfacciarsi con il servizio sanitario territoriale assicurando la presa in carico degli studenti che ne avessero bisogno. Oggi molte scuole e università offrono un servizio psicologico, ma le risorse economiche e il personale a disposizione sono gravemente insufficienti: infatti, noi chiediamo che lo Stato investa almeno 100 milioni di euro all’anno per arruolare sul territorio dei team multidisciplinari di professionisti, le cui competenze devono garantire l’assistenza in relazione alle necessità specifiche degli studenti”.

I team presenti nelle scuole potranno sostenere non solo gli studenti, ma anche il personale scolastico e universitario. Nello specifico, i professionisti inseriti in scuole e università avranno molti compiti, elencati dalla PdL presentata oggi e ricordati da Velotta: “I team dovranno offrire momenti di ascolto, orientamento e supporto individuale; supporteranno inoltre il benessere degli alunni e del personale scolastico. Fondamentale sarà intercettare precocemente le situazioni di disagio, legate in particolare ai disturbi alimentari, alla disforia di genere e alle dipendenze, nonché delle situazioni di devianza, quali bullismo e cyberbullismo. Garantiranno poi lo svolgimento di attività di supporto e di formazione al personale docente. Svolgeranno infine attività di promozione della salute mentale, di prevenzione del disagio e del disturbo mentale, nonché di idonei percorsi di educazione alla salute e al benessere psicologico, alla sensibilità e all’emotività”.

“Fragilità generazionale”

“Come SPI CGIL – afferma Ivan Pedretti – ci interessava monitorare la salute dei giovani, futuri giovani lavoratori per capire quali sono le nuove fragilità. Deve essere interesse del Paese e del Parlamento intervenire su questi disagi. Consideriamo anche che la prospettiva del lavoro è molto precaria ed incerta, anche questo incide. Egoisticamente interessa perché sono i nostri nipoti e non vogliamo che incrocino problematiche di salute psicologica. La situazione attuale è anche dovuta a processi di innovazione, ai quali bisogna rispondere con il welfare pubblico e universalistico. È una discussione che abbiamo appena affrontato per la legge sulle autosufficienze, appena approvata. Auspichiamo che il sostegno psicologico riguardi tutti, non solo chi se lo può permettere. Per questo chiediamo che l’assistenza psicologica parti da scuola ed università, nonché che questo servizio venga sostenuta e finanziata da Stato e Regioni. Speriamo che i parlamentari possano aiutare a portare avanti questo progetto. Come SPI vogliamo aiutare a dare una risposta a questo bisogno.”

Paolo Notarnicola, coordinatore nazionale Rete degli Studenti Medi, conclude con una riflessione sul senso complessivo della campagna condotta: “Siamo andati ad individuare una necessità delle nostre generazioni. Vedere concretamente lo stato di malessere all’interno dei nostri coetanei ha fatto scattare la scintilla su quella che avrebbe dovuto essere la strada da percorrere. A fronte di un’ampia coscienza del proprio stato di disagio, uno dei principali rischi è quello che si vada verso l’assunzione del malessere come parte integrante della propria vita. L’intento politico è sempre stato, dunque, quello di far emergere questa ’fragilità generazionale’ come punto di partenza per la costruzione di una rivendicazione sul diritto al benessere psicologico, un diritto quasi per nulla esistente, ma che riteniamo debba essere prioritario in futuro e, partendo da questo, bisogna costruire le basi affinché si fondi sui principii di universalità e su misure di welfare pubblico. Oggi abbiamo presentato la nostra proposta di legge che è un primo passo per il riconoscimento del benessere psicologico all’interno del nostro ordinamento giuridico e del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Oggi consegniamo queste nostre necessità alle forze politiche, nella fermezza di dichiarare che quella del benessere psicologico è un’emergenza sulla quale non si può più temporeggiare e che ha bisogno di risposte tempestive.”

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