Si avvicinano i test d’ingresso, ma gli studenti promettono battaglia: “Proteste in tutta Italia”

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Milioni di euro di incassi nel business del test d’ingresso, poco più del 10% di possibilità di superarli e la preparazione per la maturità sospesa per tutti gli studenti. Queste sono i risultati che l’anticipo ad Aprile e il sistema del numero chiuso in generale stanno comportando a tante studentesse e tanti studenti.

Le proteste studentesche di questi mesi avevano denunciato l’insostenibilità di un simile sistema e continueranno a dare battaglia l’8, il 9 e il 10 Aprile – scrivono gli studenti di Rete della Conoscenza -, in occasione delle date dei test, per porre sotto gli occhi di tutti la necessità di abolire lo sbarramento all’accesso dell’università e porre fine alla demassificazione degli atenei.

“Tante e tanti prof in queste settimane hanno lanciato l’allarme che gli studenti avevano con largo anticipo denunciato: continuare con i programmi ordinari e la preparazione alla maturità durante i mesi dei test d’ingresso è impossibile – dichiara Roberto Campanelli, coordinatore dell’Unione degli Studenti. Con il pasticcio creato dal bonus maturità si voleva valorizzare il diploma e la carriera scolastica nella gara per l’accesso all’università, ad appena un anno di distanza ci ritroviamo con un meccanismo contraddittorio che dequalifica il diploma e rende ancora più escludenti i test d’accesso. Il MIUR sta investendo su un sistema di valutazione e selezione che privilegia lo strumento unico dei test, dal numero chiuso all’INVALSI noi crediamo che questa non sia  assolutamente la strada percorrere: gli studenti non sono numeri e il nostro diritto di scegliere ed emanciparci non è in vendita.”

“Il costo medio per sostenere il test va dai 50 ai 100 euro a studente, l’introito finale per atenei privati e pubblici è però di molto superiore, circa 6 milioni in totale. Un vero e proprio business che specula sulle speranze della nostra generazione – continua Alberto Campailla, portavoce di Link Coordinamento Universitario. Il numero chiuso sbarrerà le porte dell’università ad 1 aspirante medico su 7, una gara ingiusta che lede il diritto allo studio di tante e tanti ma anche e soprattutto il diritto alla salute dell’intero Paese. L’abbiamo denunciato in questi giorni in tante facoltà di medicina: nel nostro Paese c’è un disperato bisogno di medici, ne serviranno più di 20.000 e ad accedere alle università oggi ce ne sono 10.550. Per non parlare delle borse di specializzazione: le regioni ne richiedono 8000 ma il MIUR ne mette a disposizione quest’anno, con un trend negativo storico, solo 3300. E’ inaccettabile!”

“Ci mobiliteremo nei giorni di somministrazione dei test perché crediamo che siano la minaccia che grava sulla salute pubblica e l’esodo di laureati e studenti che affligge oramai da anni il nostro Paese a causa di politiche ingiuste ed escludenti siano questioni da affrontare con la massima urgenza – dichiara Federico del Giudice, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza. L’8, il 9 e il 10 saremo nelle città, negli atenei e di fronte alle sedi MIUR per denunciare le conseguenze drammatiche del numero chiuso e per rivendicarne una revisione radicale”.

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