“Sfiduciati”: 3 mln di disoccupati italiani non cercano nemmeno lavoro. Record negativo in Europa

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“Per trovare lavoro non serve essere bravi, ma bisogna conoscere le persone giuste”: questa la motivazione che spinge milioni di italiani disoccupati a non cercare lavoro. Diffusi i dati Eurostat sull’occupazione nell’euro zona: l’Italia si conferma fanalino di coda per quanto riguarda il numero di disoccupati disponibili sul mercato del lavoro che non cercano un impiego perché sfiduciati”.

Nel terzo trimestre dello scorso anno (periodo in cui si concentra l’analisi Eurostat) il 13,1% della forza lavoro italiana non solo era disoccupata, ma non era nemmeno in cerca di un’occupazione.  Un esercito di 6,15 milioni di persone (tra chi risulta disoccupato: 2,84 milioni di persone nel terzo trimestre 2013 e chi, pur essendo disponibile a lavorare, non entra nemmeno nel mercato: 3,3 milioni nel terzo trimestre).

Una statistica  numero in forte crescita sia rispetto al secondo trimestre 2013 (+219.000), sia rispetto allo stesso periodo del 2012 (+234.000). Maglia nera al Sud Italia dove sono “scoraggiati” con 1,068 milioni di “scoraggiati” su poco più di 1,5 totali.

Una problematica che coinvolge tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, ma che ha assunto proporzioni davvero preoccupanti soprattutto in Italia: il 13,1% del nostro Paese, infatti, è tre volte superiore rispetto alla media UE, con una crescita tendenziale nel terzo trimestre del 2013 di 0,9 punti percentuali contro lo 0,4 registrato dal resto dell’euro zona.

La stessa statistica, infatti, è molto più bassa in altri Paesi: gli scoraggiati in Germania rappresentano solo l’1,3% della forza lavoro; il 2,5% nel Regno Unito, il 5,1% in Spagna (che però lamenta un tasso di disoccupazione al 26%) e il 10,1% in Croazia.

Nel terzo trimestre 2013 in Italia i disoccupati  erano 2,84 milioni. Il tasso di disoccupazione era pari all’11,3%, in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto a un anno prima (in Ue nel terzo trimestre il tasso dei senza lavoro era al 10,5% in crescita di appena 0,2 punti).

Unico dato positivo per la diffusione dei cosiddetti part time involontari (i lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno): l’Italia, infatti, presenta una percentuale inferiore alla media con il 2,2% a fronte del 4% medio europeo (4,1% in Germania, 6% nel Regno Unito).

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