Save the Children: “In Italia il 51% dei quindicenni è incapace capire un testo scritto”

L’associazione lancia anche un allarme sui Neet e dei giovani che lasciano l’Italia: “In deici anni abbiamo perso 345mila giovani tra i 18 e i 39 anni perchè non trovano lavoro”

“La dispersione scolastica implicita, cioè l’incapacità di un ragazzo/a di 15 anni di comprendere il significato di un testo scritto, è al 51%. Un dramma, non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un paese. I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio”. Sono le parole di Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia, aprendo i lavori di “ImPossibile” la quattro giorni di riflessioni e proposte sull’ Infanzia e l’Adolescenza.

Per Tesauro in Italia esiste  “una crudele ‘ingiustizia generazionale’ perché la crisi ha colpito proprio i bambini. Non solo 1384mila bambini in povertà assoluta (l dato più alto degli ultimi 15 anni) ma un bambino in Italia oggi ha il doppio delle probabilità di vivere in povertà assoluta rispetto ad un adulto, il triplo delle probabilità rispetto a chi ha più di 65 anni“.

Il report di Save the Children

Il report dell’associazione, presentato alla quattro giorni di lavori “ImPossibile”, dal 19 al 22 maggio a Roma, fotografa una situazione a dir poco allarmante. I dati ufficiali sono ormai in grado di certificare quello che molti insegnanti hanno toccato con mano negli ultimi due anni. “La pandemia ha prodotto un vero tracollo degli apprendimenti degli studenti, soprattutto nelle scuole secondarie di primo e secondo grado – si legge nel report -. Apprendimenti che, già prima della crisi sanitaria, disegnavano la mappa di un Paese disuguale, incapace di garantire equità nelle opportunità di crescita. Parliamo della dispersione scolastica implicita, cioè del fatto che il 44% di ragazzi e ragazze alla fine della scuola secondaria superiore non è in grado di raggiungere un livello minimo di competenze in italiano, percentuale che sale al 51% per la matematica”.

Questo significa non riuscire a comprendere il significato di un testo scritto, saper svolgere un ragionamento logico, fare un semplice calcolo aritmetico. Un dramma, non solo per il sistema di istruzione e per lo sviluppo economico, ma per la tenuta democratica di un Paese. “I più colpiti sono gli studenti delle famiglie più povere, quelle che vivono al sud e quelle con background migratorio. Anche la dispersione scolastica vera e propria non raggiungere un titolo di studio oltre il diploma di terza media si mantiene, pur con lievi miglioramenti, su una media nazionale elevata e, soprattutto, si concentra maggiormente in alcune regioni del Sud”, afferma l’associazione.

Il problema dei NEET

ll presidente di Save The Children ha ricordato inoltre, che ”più di due milioni di giovani, ovvero 1 giovane su cinque fra i 15 e i 29 anni, è fuori da ogni percorso di scuola, formazione e lavoro. In sei regioni, il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet ha già superato il numero dei ragazzi, della stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro. In Sicilia, Campania, Calabria per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che sono fuori dal lavoro, dalla formazione e dallo studio. Dati che – ha sottolineato – fanno a pugni con la richiesta del mondo produttivo“. Poi invia un messaggio il presidente del Consiglio, Mario Draghi. “Le crisi si ripercuotono duramente sui giovani. Lo abbiamo visto con la pandemia di covid-19, che ha portato alla sospensione delle attività a scuola e nei centri sportivi, culturali e ricreativi. La crisi sanitaria ha causato un peggioramento significativo della soddisfazione per la vita tra i giovani, e prodotto un aumento considerevole nella dispersione scolastica e nella povertà giovanile“.

Secondo il report il quadro dei Neet si fa ancora più cupo se consideriamo che negli ultimi dieci anni circa 345mila giovani, tra i 18 e i 39 anni hanno deciso di lasciare l’Italia per trovare un lavoro altrove. Una scelta in molti casi motivata non dalla giusta esigenza di sperimentarsi temporaneamente in altri contesti, ma dalla assenza di alternativa. L’Italia ha complessivamente pochi laureati. Il percorso di istruzione, in tutto il mondo, migliora le condizioni di vita, non solo sul piano economico. In Italia il figlio di genitori laureati ha il 75% delle probabilità di laurearsi a fronte del 12% di chi ha i genitori con la licenza media.

Colpite soprattutto le ragazze

Le ragazze vivono questa deprivazione ancor più dei ragazzi, perché la condizione di NEET si declina, in primo luogo, al femminile. I dati di rendimento scolastico che vedono le ragazze generalmente più preparate dei coetanei durante il ciclo degli studi si ribaltano. Prima si registra il progressivo allontanamento dalle materie scientifiche, a causa di consolidati stereotipi di genere, e poi ci si trova di fronte ad una barriera ancora più alta da superare per entrare nel mondo del lavoro.

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