Il rettore Dionigi: “Come può un calciatore valere più di un ricercatore?”

ricercatore

“Cosa si pensa della ricerca nel nostro Paese? Riteniamo davvero che ci sia futuro senza ricerca? Vogliamo continuare a credere e a far credere nel 2014 che un calciatore valga più di un ricercatore?”. Non ha usato mezzi termini il rettore dell’Alma Mater di Bologna, Ivano Dionigi, intervenuto in occasione della proclamazione dei dottorandi.

Dionigi ha parlato prima del match della Nazionale Italiana di fronte alla platea di 350 dottorandi seduti nell’aula magna di Santa Lucia per la cerimonia di proclamazione. Dal palco, il rettore ha lanciato un monito alla politica e all’opinione pubblica: “Cosa si pensa del tasso di disoccupazione dei laureati, aggravato dal fatto che in Italia abbiamo troppo pochi studenti laureati? E cosa si pensa della ricerca nel nostro Paese? “ – ha continuato Dionigi, rivolgendosi anche a Stefania Giannini, il ministro dell’Istruzione, seduta al suo fianco sul palco.

“La risposta – prosegue Dionigi– chiama in causa tutti, a cominciare dalla politica. Una politica che guidi l’economia ma che, soprattutto, si faccia guidare dalla cultura. Come rettore di questo Ateneo, ma in primis come professore, io so che questa Università pubblica, laica e aperta via ha dato molto: vi ha dato il meglio della formazione che poteva darvi. Ma so anche, come cittadino, che questo Paese vi chiede molto, forse troppo, e che quindi molto in cambio vi deve dare la politica di questo Paese. Vi deve dare di più”.

ivano dionigi

Il rettore ha poi sottolineato lo sfinimento provocato dalla riforma Gelimini, e dei continui tagli, che provocano “amarezza e rabbia”. Lo stesso ministro Giannini ha confermato: “L’Università di Bologna non meritava certo il taglio del 4,75 % sul fondo premiale”.

Prima di concludere, il messaggio finale rivolto ai dottorandi: “Siete la contraddizione più dolorosa e vistosa di questo Paese, uno degli ossimori più drammatici, benedettamente ricco di talenti e maledettamente povero di sfide, futuro e politica. Una parte di voi è già all’estero, per pochi è la carriera accademica, altri faranno i professionisti o gli imprenditori. Ma la maggioranza è senza sbocchi. Io sono ancora letteralmente assediato dai vostri fratelli maggiori che mi chiedono quotidianamente collocazione, aiuto, lavoro. Folle e suicida è quel Paese che si priva dei suoi giovani più validi”.

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