Rapporto Arcigay: l’Italia è ancora omofoba

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L’Italia è ancora omofobica e la vita sociale degli omosessuali è ancora troppo difficile. Nelle scuole, c’è chi ancora dichiara: “Il mio amico è gay? Non ci vado in gita”. Si spiegano così i casi di tentato suicidio.

Sconcertante lo scenario descritto dalla ricerca dell’Arcigay per il progetto Europeo Niso, uno studio condotto in partnership con la Provincia di Roma, per indagare quale sia il grado attuale di discriminazione nei confronti degli studenti gay in Italia.

Nella ricerca, sono stati coinvolti ben mille studenti italiani in 16 diverse scuole di Roma e provincia, in licei, istituti tecnici e professionali.
Tolleranza zero nei confronti delle lesbiche e degli omosessuali.
L’emancipazione promossa dai talk show e dai new media è ben lontana dalla realtà dei fatti.
 Per il 59,4%, l’ambiente scolastico è inospitale per gli omosessuali.
Il 57,1% ritiene che i gay non siano socialmente accettati.
Si spiegano così i tanti casi di depressione e di crisi tra i più deboli.

“Il caso dello studente del Tacito, che non ha ceduto di fronte gli insulti e le minacce, è molto raro. Noi siamo continuamente chiamati a mediare in situazioni molto delicate di ragazzi che rimangono schiacciati da situazioni al limite della sopportazione”, ha detto Fabrizio Marrazzo, responsabile nazionale del Gay Center.
 “Tra gli ultimi casi arrivati al Gat Center, c’è stata la segnalazione di un ragazzo di un istituto di Roma nord che ha tentato il suicidio perché non solo non era accettato a scuola dal suo più stretto gruppo di amici, ma era anche fortemente condannato dalla sua famiglia. Un altro caso recente è quello di un ragazzo picchiato dai genitori e dai fratelli più grandi e addirittura portato dallo psichiatra per farlo “guarire” dall’essere gay”, ha raccontato.

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