Occupazione in ripresa ma un giovane su cinque non studia né lavora: il nuovo rapporto Istat

Traina il settore dei servizi mentre rallenta il manifatturiero. Il Pil è visto in rialzo all’1,2% ma gli indicatori che riguardano i giovani sono i più bassi d’Europa

L’ultimo Rapporto Annuale dell’Ufficio di Statistica ha evidenziato un’occupazione in ripresa, con un Pil visto in rialzo dell’1,2%, ma le donne e i giovani restano svantaggiati. Nel primo trimestre 2023, si è registrata una dinamica congiunturale positiva per il Pil, superiore a quella delle maggiori economie dell’Unione europea, trainata soprattutto dal settore dei servizi. La manifattura mostra invece segnali di rallentamento.

Effetti negativi della bassa natalità

Sul fronte demografico, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione si fanno sempre piu’ evidenti: il consistente calo delle nascite registrato nel 2022, rispetto al 2019, è dovuto per l’80 per cento alla diminuzione delle donne tra 15 e 49 anni di età e per il restante 20 per cento al calo della fecondità. L’invecchiamento è destinato ad accentuarsi nei prossimi anni, con effetti negativi sul tasso di crescita del Pil pro capite.

“Investendo sulle nuove generazioni si può fare in modo che l’insufficiente ricambio generazionale sia in parte compensato dalla loro maggiore valorizzazione. Gli indicatori che riguardano il benessere dei giovani in Italia sono ai livelli più bassi in Europa. Le notevoli risorse finanziarie messe in campo per uscire dalla crisi dovrebbero supportare, secondo l’Istat, investimenti che accompagnino e rafforzino il benessere e le competenze dei giovani nelle diverse fasi dei loro percorsi, intervenendo fin dai primi anni di vita”, scrive l’istituto in una nota.

Neet un giovane su cinque

Qusi un quinto dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione, sono i cosiddetti Neet. Il tasso italiano di Neet è di oltre 7 punti percentuali superiore a quello medio europeo e, nell’Unione europea, secondo solo alla Romania. Il fenomeno interessa in misura maggiore le ragazze, per il 20,5%, e, soprattutto, i residenti nelle Regioni del Sud, con il 27,9% e gli stranieri, che presentano un tasso, il 28,8%, superiore a quello degli italiani di quasi 11 punti percentuali; questa distanza raddoppia nel caso delle ragazze straniere, per le quali il tasso sfiora il 38%.

L’aumento dei tassi di occupazione, in particolare per i giovani e le donne, potrebbe compensare la perdita prevista nel numero di occupati per effetto della dinamica demografica e ridurre la disuguaglianza di genere nei redditi. Gli effetti delle tendenze demografiche sul mercato del lavoro non vanno intese dunque come un destino ineluttabile. Il nostro Paese può conseguire ampi margini di contenimento degli effetti sfavorevoli della dinamica demografica agendo sul recupero dei ritardi strutturali. In questa prospettiva, per competere nella società della conoscenza, è fondamentale l’investimento in capitale umano e l’impiego di professionalità qualificate, unitamente alla modernizzazione del sistema produttivo.

Chelli (Istat): “Crisi ha acuito disuguaglianze”

“Il Paese è stato messo a dura prova dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica che ne è seguita. Molte disuguaglianze a livello economico, sociale e territoriale si sono aggravate. Nell’ultimo biennio, altri fronti di crisi si sono sovrapposti: la guerra in Ucraina, le tensioni a livello internazionale, la crisi energetica e il ritorno dell’inflazione. Si tratta di fattori che hanno condizionato la ripresa dell’economia e accresciuto il disorientamento delle famiglie e l’incertezza per le imprese. Eppure, l’Italia ha mostrato una considerevole capacità di resilienza e reazione”. Lo ha detto il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, presentando il Rapporto Annuale 2023 alla Camera. 

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