Metà degli studenti universitari ora ha un ISEE più alto

Il Ministero del Lavoro ha fornito l’analisi elaborata sui dati raccolti rispetto agli effetti delle nuove modalità del calcolo dell’ Isee nel primo trimestre dell’anno.

Come esplicitato anche dallo stesso documento del Ministero i dati attualmente non sono completamente attendibili, specie per alcuni tipi di richiesta che hanno un carattere prettamente stagionale, come nel caso del Diritto allo studio universitario.

“I dati che abbiamo a disposizione comunque – afferma al Corriere dell’Università Alberto Campailla, portavoce di LINK – Coordinamento Universitario – confermano appieno le nostre preoccupazioni. Si registra infatti un incremento generale dei valori dell’Isee, in tutte le fasce di reddito. Il numero di coloro che si troveranno con un Isee più alto rispetto al periodo precedente la riforma è ben del 51% contro il 40,8 che se lo vedranno ridotto e l’incremento medio dell’Isee corrisponde al 10%.”

“Qui subentra quindi la vergognosa mancanza del Ministero – continua Campailla – che è in ritardo nell’emanazione del decreto che stabilisce annualmente le soglie per l’accesso ai benefici del Dsu e inoltre non ha previsto una revisione di tali soglie, necessaria soprattutto nelle regioni  in cui la soglia Isee massima per l’accesso al beneficio è già quella prevista dal Dpcm del 9 aprile 2001 e quindi non è modificabile a livello regionale. Se il MIUR non interverrà a breve in diverse regioni molti studenti si ritroveranno sopra il tetto massimo per l’accesso alla borsa e ne saranno esclusi, senza aver avuto una effettiva variazione della situazione reddituale. Nella media nazionale infatti notiamo che coloro che si trovano sotto la soglia dei 20000 necessaria per ottenere la borsa di studio diminuiscono di tre punti percentuali: erano  il 52,3% preriforma contro il 49,3 % post riforma”.

“Il Ministero del lavoro specifica che la distribuzione degli isee dei richiedenti servizi di diritto allo studio è tradizionalmente diversa da quella delle altre popolazioni richiedenti benefici, poiché composta da una popolazione mediamente ‘più ricca’. Questa condizione dovrebbe mettere in allarme il Ministero sull’accessibilità dei luoghi della formazione. Le attuali risorse destinate al diritto allo studio – conclude Campailla – non sono evidentemente sufficienti per permettere alle fasce a basso reddito di accedere alla formazione superiore, e questo è mostrato dalla forte asimmetria della curva dell’isee verso valori più alti. Il nuovo Isee non deve trasformarsi in un ulteriore strumento di esclusione delle fasce deboli, ma deve costituire un’ occasione per aprire una riflessione che interroghi un Ministero sempre più sordo agli allarmi e alle richieste degli studenti.”

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