Medicina all'estero, cambia tutto: "Si può rientrare"

Tornate, sì, ma a certe condizioni. “Gli studenti di Medicina iscritti nelle Università straniere possono trasferirsi nuovamente in Italia, senza superare il test d’ammissione”. Lo ha stabilito, in una sentenza di ieri, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, chiudendo la lunga e tormentata vicenda degli studi all’estero in campo medico.

La sentenza ha carattere storico, soprattutto perché fissa un principio indelebile nelle travagliate vicende giurisprudenziali. Parliamoci chiaro: da domani, i 44mila studenti che sono stati bocciati al concorso in Italia e hanno deciso di andare a studiare all’estero (soprattutto nella zona dell’est, lì dov’è più facile essere ammessi) non potranno tornare e sedersi sui banchi di medicina nostrani così facilmente.

I 15 magistrati, con la sentenza di ieri, hanno sì abolito il test, ma nel rispetto di criteri ben definiti, necessari “per evitare da un lato l’aggiramento del numero chiuso e per garantire dall’altro un’elevata qualità dell’istruzione universitaria nazionale”.

“Ciascuna università – ha stabilito l’Adunanza plenaria – deve accogliere le istanze degli studenti ma nel rispetto ineludibile del numero di posti disponibili per trasferimento, così come fissato dall’Università stessa per ogni accademico in sede di programmazione, in relazione a ciascun anno di corso”. E ancora: “L’accoglimento dell’istanza è subordinato a un rigoroso vaglio, in sede di riconoscimento dei crediti formativi acquisiti presso l’università straniera in relazione ad attività di studio compiute, frequenze maturate ed esami sostenuti, della qualificazione dello studente, secondo parametri che ogni ateneo potrà predeterminate”, hanno scritto i giudici.

Da tempo si attendeva una sentenza che risolvesse una volta per tutte i gravi contrasti giurisprudenziali intorno alla vicenda: alcuni TAR regionali, infatti, avevano sposato la tesi del ministero, ritenendo che lo studente proveniente dall’estero dovesse sostenere un test per entrare nuovamente nell’Università italiana, al di là di esami sostenuti, frequenza e crediti formativi raggiunti. Altri TAR italiani, invece, ritenevano la prova non necessaria. “E’ un giudizio storico che dà certezza agli studenti. I giudici hanno contemperato il principio di libera circolazione dei cittadini con le esigenze sottese al numero chiuso” – commenta Girolamo Rubino, autore del ricorso vittorioso per conto di due studentesse iscritte in Romania, che si erano viste negare la domanda di trasferimento dall’Università di Messina. Pur non aprendo la strada a tutti, insomma, la pronuncia dei giudici dà speranza alle tante famiglie che continuano a supportare costosi soggiorni all’estero per i propri figli studenti, in attesa di tornare a vestire il camice bianco in Italia.

Raffaele Nappi

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  1. E chi non ha la possibilità di andare all’estero? O che sta in graduatoria in attesa che scorra.. che fine fa? È giusto tutto ciò? La verità è che l’università ci guadagna tanto, anche chi organizza i corsi di preparazione.. c’ è un giro d’affat.. enorme…

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