“Per Sara, per Ilaria, per Laura, per tutte. Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce”. È il giorno del presidio a piazzale Aldo Moro, davanti all’università Sapienza di Roma per ricordare e gridare ancora una volta che il problema è strutturale. Organizzato dopo i femminicidi di Ilaria Sula, studentessa dell’ateneo romano, e Sara Campanella, uccisa a Messina.
Il corteo per Ilaria Sula occupa il cantiere del rettorato
“Figlie della stessa rabbia”, “distruggiamo il patriarcato”, “vogliamo + Cav” (Centri antiviolenza), sono alcune delle scritte sugli striscioni e i cartelli. “Siamo qui con dolore ma soprattutto con rabbia. Oggi non è una giornata di pianto o di festa ma di lotta. Siamo stanche di vivere in un Paese che non ci rappresenta – dicono –. Il femminicidio di Ilaria non è un caso di cronaca, un evento isolato ed eccezionale, ma l’estrema rappresentazione di un sistema che è visceralmente malato”.
Il presidio a Roma – come i tanti che si stanno svolgendo in diverse città italiane – nasce dalla volontà di contrastare un problema strutturale, non un caso isolato. “Ci vogliamo vive, libere e sicure”, dicono dalla città universitaria. Ricordando che gli slogan non sono serviti e non bastano più: “Né fiori né panchine, ma soluzioni reali e Cav”. Perché “c’è un sistema di violenza sistemica, un sistema che parla di raptus e fughe d’amore. Un sistema che spettacolarizza queste morti, getta foto e informazioni delle ragazze in pasto ai media mainstream, le vittimizza prima e colpevolizza dopo, speculando se avessero denunciato prima o meno, come se questo cambiasse qualcosa”.
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