Decathlon, spirito di squadra e amore per lo sport

lavora_decathlon-309x215.jpgSono appassionati di sport e hanno gli stessi valori. Si incontrano sotto lo stesso tetto, dove trovano una particolare filosofia aziendale e marche di tutti i tipi. Sono i giovani Decathlon, universitari e ragazzi con spirito di squadra, come ci racconta Paolo Longobardo, responsabile Decathlon Italia.
Decathlon è strettamente collegato al mondo dei ragazzi e degli sportivi. Il vostro team sarà composto specialmente da “giovani promesse”?
E’ esattamente quello che cerchiamo: ragazzi sorridenti che hanno la consapevolezza di voler imparare e riuscire ad imparare, condividendo lo spirito di squadra che ci accomuna allo sport.
Molte aziende stanno risentendo di una crisi abbastanza generalizzata, mentre la vostra realtà continua a selezionare profili…
I giovani studenti universitari sono sicuramente la nostra scelta primaria. Capitolo curriculum: privilegiate un particolare tipo di strumento per raccoglierli? Facciamo molto affidamento ai cv che ci porgono fisicamente in negozio direttamente i candidati, non escludiamo assolutamente quelli on-line, dal nostro sito aziendale e dai job meeting.
Quale valore aggiunto riscontrate nel partecipare ai job meeting?
Sicuramente la possibilità di fare una presentazione della propria persona e personalità direttamente in tempo reale.
Durante il processo di selezione, quali prove utilizzate per evidenziare le potenzialità dì un candidato?
Nei colloqui di gruppo siamo soliti inventarci dei giochi strategici per far emergere le personalità più intraprendenti. Anche in quelli individuali mettiamo il candidato in condizioni di dover risolvere certe situazioni che possono capitare nei nostri punti vendita.
Qual è il percorso formativo del vostro candidato ideale?
Come già detto in precedenza, lo studente universitario è il nostro candidato ideale, l’esperienza lavorativa è relativa..
È richiesta la conoscenza delle lingue o una pregressa esperienza in un settore affine a quello dello sport?
Se il nostro candidato ha esperienze in settori sportivi è sicuramente più agiato, ma diamo la possibilità a tutti i prescelti di imparare ed appassionarsi in negozio.
È possibile intraprendere una carriera internazionale?
È possibile intraprendere una carriera internazionale, che va al di là del commercio in negozio, come l’informatica, la comunicazione, il visual…ecc
Dopo l’inserimento in azienda sono previste attività di formazione e programmi di istruzione supplementari?
Le formazioni sono il nostro cavallo di battaglia, essendo gli strumenti che ci permettono di migliorare le competenze quotidianamente. Vengono effettuate periodicamente come momento didattico vero e proprio, in aula e con dispense cartacee ed informatiche, oppure quotidianamente sul campo di battaglia.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Provincia di Milano, posti in Autogrill

Next Article

Sapienza, Papa sì Papa no

Related Posts
Leggi di più

Erasmus+, un partecipante su tre trova lavoro all’estero dopo il tirocinio

I dati di un'indagine svolta dall’Agenzia nazionale Erasmus+ evidenziano come oltre il 30% dei partecipanti ai programmi di formazione fuori dai confini italiani alla fine del percorso siano riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro dei paesi ospitanti. Quest'anno sono già 457 i progetti di mobilità individuale ricevuti.
Leggi di più

Alternanza scuola-lavoro, in Puglia boom di infortuni per gli studenti: 4500 in un anno

Fanno ancora discutere i numeri dei progetti PTCO che dovrebbero garantire percorsi di formazione all'interno delle aziende per i ragazzi che frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori. In Puglia le denunce di infortuni che hanno riguardato studenti nel 2019 sono state 4500, il 4,5% del totale nazionale. Intanto domani il presidente Mattarella incontrerà i genitori di Lorenzo Parelli, lo studente morto durante il suo ultimo giorno di stage.
Leggi di più

Smart working, dopo giugno solo il 15% delle imprese permetterà il lavoro a distanza in una città diversa dalla sede aziendale

Secondo un'indagine dell'Associazione italiana per la direzione del personale quasi 9 aziende su 10 sono disponibili ad utilizzare il lavoro da remoto dopo la deadline del 30 giugno. Solo il 15% però è disposto a far lavorare gli smartworker nelle loro città di origine. Una scelta che potrebbe penalizzare soprattutto i laureati del sud.