L’ANDU boccia la riforma della docenza: “Non è vero che si darà addio ai precari”

L’Associazione nazionale dei docenti universitari non condivide l’entusiasmo sulla riforma che ha ripreso il suo iter alla Camera. “Servono altri strumenti per dire addio ai precari”.

Altro che “mai più precari”. L’associazione nazionale docenti universitari (ANDU) boccia il progetto di riforma della docenza che ha ripreso in questi giorni il suo iter alla Camera. Una riforma che non prevederebbe, secondo l’ANDU, nessuno sbocco in ruolo per gli attuali oltre 60.000 precari che svolgono, spesso da tanti anni, un’attività indispensabile per lo svolgimento delle attività didattiche e di ricerca negli atenei italiani.

“Sarebbe necessario il bando di almeno 25.000 posti di ruolo (nella seconda o nella terza fascia di professore), in 4-5 anni. Posti necessari per recuperare la perdita voluta dei docenti di ruolo dal 2008 e per dare finalmente una, pur parziale, possibilità di stabilizzazione agli attuali precari, che, a domanda, andrebbero prorogati fino all’espletamento dei concorsi. È assolutamente necessario impedire l’espulsione degli attuali precari ed è anche necessario che non rimangano precari a vita – spiega l’ANDU – In più le borse di studio post-laurea e pre-dottorato che questa riforma prevede diventeranno uno strumento per il reclutamento/sfruttamento di massa di giovani precari, un serbatoio dal quale poi estrarre chi è meritevole di un dottorato. Inoltre con l’emendamento approvato sulle borse di studio fino a 36 mesi, si dà il via libera a un percorso che può arrivare fino a 17 anni prima di un’eventuale immissione in ruolo: borsa di ricerca, dottorato, assegno di ricerca, ricercatore universitario”.

Per questo la ricetta dell’ANDU da scrivere all’interno della nuova legge è un’altra: in primo luogo bisognerebbe prevedere l’abolizione di ogni figura precaria e l’introduzione di una sola figura per il pre-ruolo che duri non più di 3 anni, con autonomia (anche finanziaria) di ricerca e con retribuzione e diritti (anche di rappresentanza) adeguati, prevedendo contestualmente che il numero di coloro che accederanno al pre-ruolo sia rapportato agli sbocchi nel ruolo di professore.

Critiche anche al sistema dei concorsi: nel provvedimento in votazione si prevede il mantenimento, a tutti i livelli, di commissioni e modalità concorsuali locali. In particolare, per i concorsi a “Ricercatore universitario” non viene esclusa la presenza di commissari appartenenti all’ateneo direttamente interessato. “In questo modo sembra non ci si voglia arrendersi all’evidenza: può bastare la presenza in una qualsiasi commissione anche di un solo commissario interno all’Ateneo interessato per rendere locale e finto il concorso” conclude l’ANDU.

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