L’allarme dell’Anief: “Individuare i titoli dei docenti non risolve il problema”

Al ministero dell’Istruzione stanno lavorando alacremente per l’individuazione definitiva dei titoli da collegare alla chiamata diretta dei docenti, che porterà quasi 10 mila docenti, in prevalenza assunti con le fasi finali della Legge 107/2015, a ottenere la titolarità su ambito territoriale.

“Al ministero dell’Istruzione stanno lavorando alacremente per l’individuazione definitiva dei titoli da collegare alla chiamata diretta dei docenti, che porterà quasi 10 mila docenti, in prevalenza assunti con le fasi finali della Legge 107/2015, a ottenere la titolarità su ambito territoriale: dopo la rottura con i sindacati, l’amministrazione avrebbe sempre più l’intenzione di redigere, a breve, delle linee guida con all’interno un ventaglio base di requisiti molto ampio, da cui successivamente i dirigenti ricaveranno i 4 o 6 requisiti ritenuti utili per l’assegnazione del posto con la nuova modalità prevista dal comma 79 della riforma approvata un anno fa dal Governo”. Così l’Anief in una nota circolata in questi giorni, dove sottolinea come questo modo di procedere possa essere “addirittura peggiorativo della Legge 107/2015, che già conteneva una percentuale altissima di storture e norme peggiorative per la didattica e il personale che la mette in atto”.
“L’individuazione, quasi maniacale, dei titoli – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – su cui Miur e sindacati, sino a giovedì scorso, hanno continuato a spendere tempo ed energie, non risolve il problema. Non cambia nulla, infatti, se i requisiti richiesti per ricoprire il posto sono ristretti o allargati: in ogni caso, l’adozione di modalità standard, sulla base di parametri generici, costituisce una forzatura rispetto alle precipue necessità espresse dalla scuola attraverso il Piano dell’ offerta formativa triennale”.
“L’individuazione dei titoli – sottolinea Pacifico – non era e non rimane l’aspetto fondamentale attorno a cui concentrarsi:  in ogni caso, le esigenze della scuola verranno dettate preliminarmente da Viale Trastevere. La logica vorrebbe, invece, che accadesse l’esatto opposto:  è ogni scuola, sempre sulla scorta di quanto indicato dall’organo supremo in materia, il Collegio dei docenti, che deve indicare i requisiti, senza che questi siano decisi a monte o dall’esterno. La Legge, del resto, parla chiaro: a tenere in mano il timone sono le richieste delle scuole, non l’amministrazione centrale attraverso liste precostituite da far utilizzare ai presidi”.

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