Idan Raichel project: I did it my way

Vero e proprio evento musicale a livello mondiale, Idan Raechel project sottolinea con forza l’universalità del linguaggio musicale.

Vero e proprio evento musicale a livello mondiale, Idan Raichel project sottolinea con forza l’universalità del linguaggio musicale. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore.
Idan, tu ha compiuto una sorta di rivoluzione culturale nella musica  pop israeliana, mediante la contaminazione musicale.  Ti sei sempre sentito attratto dalle diverse culture?
Noi siamo molto interessati alle collaborazioni e a lasciarci ispirare dai cantanti e musicisti di ogni parte del mondo. Il lavoro è iniziato come progetto israeliano ma attualmente posso definirlo come un progetto mondiale di musica; Marta Gomez dalla Colombia, Somi dal Rwanda, Mayra Andrade da Cape Verde, o Shimon Buskila dal Marocco.
Sei impegnato in molti campi professionali. Come riesci a gestire le sue molteplici attività?
Ci alziamo alle 7 e andiamo a dormire dopo la mezzanotte.  Lavoro con un grande gruppo, da una parte gli artisti e dall’altra il management e le agenzie di booking. Lavoro su ogni aspetto. E’ fondamentale che l’artista sia coinvolto in ogni aspetto che circonda l’attività musicale.
Che tipo di educazione musicale hai ricevuto?
Sono cresciuto suonando la fisarmonica. Successivamente ho iniziato a suonare le tastiere e il sintetizzatore e, infine, pianoforte jazz. Dopo il servizio militare, prestato come musicista, ho suonato con molti cantanti pop e rock, come freelance. Direi che rientro nella categoria, autodidatta.
Dunque la fisarmonica fin dall’infanzia. Che tipo di fascino esercitava su di te?
Mia madre era solita suonare la fisarmonica che avevamo in casa e mi ha quasi forzato a suonarla. Non è lo strumento più “cool” del panorama musicale, ma oggi sono felice e apprezzo il fatto di essere cresciuto suonandola.  Ritengo che rappresenti le vere radici per la musica folk, e per ogni sonorità straniera. La fisarmonica è lo strumento musicale che mantiene il mio orecchio aperto verso il mondo.
Come è iniziato Idan Raichel Project? Ci puoi descriverne la filosofia e come si riflette negli spettacoli?
Idan Raichel Project è nato mentre stavo registrando con I miei amici. Vivevamo tutti nello stesso edificio e presto ci rendemmo conto che era il nostro background a rendere interessante la nostra musica, così continuammo la fusione e la mescolanza dei diversi suoni. Tuttavia, è stato fondamentale mantenere le proprie radici. Ogni brano è il riflesso di diversi cantanti, leader e musicisti, in grado di creare nuove sonorità conservando le proprie radici. Negli spettacoli  il complesso è molto importante; ovviamente non posso viaggiare con gli 85 musicisti con cui registro. Nella scelta dei componenti, mi baso sui seguenti elementi:  solisti formidabili, in grado di mantenere il loro ego sotto controllo, condividendo la scena; brave persone con cui trascorrere i lunghi periodi on the road.
Qual è la fonte d’ispirazione per i testi delle tue canzoni?
Penso che la Bibbia e I testi biblici siano la fonte d’ispirazione più importante. Come disse una volta Agatha Christie: le cose più importanti sono state già dette e scritte e noi dobbiamo semplicemente riscriverle nel nostro modo contemporaneo.
Parole tue: “Non siamo un gruppo, siamo  un qualcosa “tra”. Puoi  spiegarci  questo “tra”.
Non è un complesso,  poiché in ogni canzone si trovano cantanti e musicisti diversi,  né dall’altra parte, si tratta di un album di un  solo cantautore.  Io non sono un cantante, perciò è qualcosa “in mezzo”.  E’ un tipo di progetto nel quale tu puoi trovare interessante le persone di ogni parte del mondo,  e persone interessanti di ogni dove possono unirsi al progetto anche per una sola canzone.
Secondo te, qual è il secreto di Idan Raichel Project? Che cosa piace di più alla gente?
Credo che le persone si ritrovino almeno una volta nelle canzoni del progetto. Vi sono molteplici ispirazioni, dalla musica elettronica, alla musica acustica, dalla musica classica, alla musica dell’ex Unione Sovietica e alle canzoni popolari dell’Africa Orientale. Credo che questo sia ciò che piace alla gente:  il fatto che accogliamo le differenze. Nessun membro del progetto cerca di imporre la prioria voce o di convincere l’altro che la propria musica o le sue idée politiche siano migliori.
Hai qualche musicista italiano preferito?
No, nessuno. Amo la tarantella e la meravigliosa musica della Sicilia. Inoltre, amo l’opera lirica che proviene dall’Italia e mi piacerebbe incorporare al progetto musicisti italiani.
Quale consiglio daresti a un giovane musicista? Quali sentieri da perseguire?
Il mio consiglio per voi e per tutti I giovani musicisti è:  fate musica a modo vostro, non seguite le regole solo per imparare e studiare la storia, ma fatelo a modo vostro. Così, sia che raggiungiate il successo o vi riveliate un completo disastro, potrete dire: I did it my way.
Amanda Coccetti

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