I giovani talenti italiani premiati al Quirinale da Napolitano

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È la napoletana Antonella Romano, brillante laureata con lode in Comunicazione pubblica e d’impresa all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, la vincitrice dell’edizione 2013 del prestigioso Premio Corneliani, istituito dal Comitato Leonardo per valorizzare le ricerche di giovani studiosi sullo sviluppo economico e sulla crescita internazionale delle aziende italiane.

La premiazione si è svolta al Quirinale nell’ambito della “Giornata della Qualità Italia”, che quest’anno è stata l’occasione per riconoscere l’impegno ed il talento di 20 brillanti laureati italiani che hanno ricevuto i Premi di Laurea 2013 del Comitato.

A premiare i giovani talenti italiani è stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alla presenza della presidente del Comitato Leonardo, Luisa Todini, del vice presidente di Confindustria e presidente di Milano EXPO, Diana Bracco, del Presidente dell’Agenzia ICE,Riccardo Monti e di illustri rappresentanti del mondo dell’industria e della cultura italiana come Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Carla Fracci e Gianni Letta.

In un momento in cui la crisi sembra mettere a rischio formazione e ricerca, le aziende associate al Comitato Leonardo continuano a credere ed a investire nelle idee e nei progetti delle nuove generazioni. Un impegno che dal 1997 ha permesso al Comitato Leonardo di premiare e sostenere oltre 200 neolaureati di tutta Italia. E i vincitori dei premi dell’edizione 2013 hanno ricevuto un premio del valore di 3.000 euro ciascuno.

La tesi di laurea magistrale di Antonella Romano dedicata al tema “Green economy e sostenibilità: le strategie di comunicazione delle imprese sostenibili” (relatore Umberto Costantini docente di Teorie e tecniche dell’analisi di mercato all’Università Suor Orsola Benincasa) si sviluppa attraverso la lettura di due tematiche diverse all’interno di un framework comune: la green economy.

Innanzitutto illustra le motivazioni alla base dell’indiscutibile ascesa dell’economia verde che vengono riassunte in tre grandi “leve”: la caratteristica di fondo della nuova economia, infatti, è quella di contrastare la recessione (leva economica) attraverso nuovi investimenti e l’avvio di nuove produzioni di beni e servizi (leva occupazionale), puntando sull’elevata qualità ambientale e sulla riduzione degli impatti, locali e globali, sull’ambiente (leva ambientale).

E poi si sofferma sullo sviluppo sostenibile, che è oggi considerato l’unica soluzione alle due crisi in atto, quella ecologico/climatica e quella economica. Alcuni Paesi, come la Danimarca e la Germania, spiega la Romano “l’hanno capito prima di altri ma in tutto il Mondo sono ormai in corso iniziative che vanno in questa direzione nella consapevolezza che, attraverso la green economy, ecologia e business possano finalmente coesistere, in un gioco win – win”.

Ma soprattutto emergono dati e prospettive anche occupazionali finalmente rassicuranti. “In Italia, povera di materie prime, – evidenzia la Romano – la nuova economia verde si sta rivelando una fortissima fonte di crescita forse di più che rispetto ad altri Paesi. Il “modello italiano della green economy”, così soprannominato per la sua peculiarità, incrocia valori quali la qualità, l’innovazione, l’eco-efficienza e l’ambiente con le vocazioni territoriali e le culture tipiche del nostro Paese”.

Nel lavoro di tesi emerge quindi come in Italia accanto allo sviluppo dei settori “tradizionali” interessati dalle politiche ambientali (il ciclo dei rifiuti, le energie rinnovabili, ecc.) da Nord a Sud è ormai in atto quello che si potrebbe definire un nuovo “green made in Italy”, ovvero la riconversione in chiave green di tutti i settori tipici del nostro Paese.

 

I numeri del grande futuro della Green Economy

Le aziende green oriented sono:

1. più internazionali: il 37% ha esportato (contro il 22% delle non green);

2. più innovative: il 38% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi (contro il 18% delle non green);

3. più aperte al lavoro: 241mila assunzioni programmate nel 2012 (il 38% del totale);

4. con più tenuta del lavoro: -0,7% la variazione dei dipendenti tra il 2011 e il 2012 (-1,4 le aziende non green).

 

La geografia degli eco-investimenti:

L’incidenza delle imprese green nelle province (in % sul totale) è così suddiviso:

 

  • Nord-ovest: 23,7%
  • Nord-est: 23,9%
  • Centro: 23,4%
  • Sud e Isole: 23,6%

 

Le 10 province italiane con più imprese che investono nel green sono:

1. Roma

2. Milano

3. Napoli

4. Torino

5. Brescia

6. Bari

7. Bergamo

8. Padova

9. Treviso

10. Bologna

 

I punti di forza dei green jobs riguardano:

  • più spazio per i giovani “freschi” di studi: si è registrato, per il 2012, il più elevato incremento della quota di entrate per le quali è adatto un giovane appena uscito dal percorso scolastico o universitario;
  • più stabilità e ricorso all’apprendistato: il 53,4% dei green jobs entra in azienda con contratto a tempo indeterminato, contro il 40% delle altre figure professionali. L’apprendistato prevale (10,4%) rispetto alle altre figure richieste dalle imprese (8,8%);
  • più importanza al titolo di studio: i laureati rappresentano il 38,9% dei green jobs in senso stretto, contro l’11% delle altre professioni.

 

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