I giovani medici scendono ancora in piazza: “Abbiamo il diritto di specializzarci”

Test Specializzazioni Medicina: proteste 5 dicembre

Il 5 dicembre i giovani medici tornano in piazza, a difesa della formazione. Ecco, nel comunicato ufficiale, i motivi della protesta.
Perché, il 5 dicembre, in maniera determinata dovremmo scendere nuovamente in piazza?
Siamo medici neo-abilitati o abilitati da qualche anno che hanno partecipato al recente concorso per le scuole di specializzazione in Medicina e Chirurgia, allo stesso tempo, però, siamo anche studenti e studentesse, necessariamente coinvolti quando in gioco c’è il diritto alla formazione per sé e per le future generazioni di aspiranti specializzandi.
La data del 5 Dicembre non è casuale, in tale occasione, infatti, si riunirà il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Medici, a cui in più circostanze, abbiamo chiesto il sostegno per poter affrontare in maniera concreta questa incresciosa vicenda e, in senso più ampio, le grandi criticità che coinvolgono il mondo della salute e della formazione medica.
La soluzione della “neutralizzazione”delle due domande per area (in totale 4) non ci appare né di tutela, né tanto meno equa per nessuno.

Chiediamo, quindi, a gran voce che la politica tutta, conscia delle criticità nella gestione di questo concorso, si sforzi di compiere un passo in avanti facendosi carico di questa specifica situazione, poiché,riteniamo che in un Paese maturo e responsabile non si possano lasciare decisioni così delicate alle cancellerie e ai tribunali amministrativi.

Siamo pertanto determinati ad ottenere che tutte le persone che hanno partecipato a questo concorso viziato ab origine, siano risarcite, in quanto non è possibile accettare soluzioni di comodo, come a voler mettere un cerotto su una ferita che necessita di essere disinfettata e suturata. Vogliamo che la politica anticipi la soluzione giudiziaria, garantendo i contratti di formazione per TUTTI i partecipanti a questa selezione, in quanto TUTTI lesi da un concorso che di meritocratico aveva solo gli auspici.

Quest’anno abbiamo sopportato fin troppo: l’uscita in ritardo del bando; l’assenza di una bibliografia di riferimento su cui prepararsi; la mancata tutela di un corretto svolgimento; numerose irregolarità e disparità di condizioni a cui sono stati sottoposti i candidati, disattendendo a disposizioni pure previste nel bando; irregolarità poste a verbale in più sedi sul territorio nazionale; fino ad arrivare all’ammissione pubblica ed esplicita di errore, poi ridimensionato da parte del MIUR e cancellato con una soluzione che si definisce “in punta di diritto”, ma che di fatto oltre ad essere discutibile nella forma e nella sostanza penalizza nel concreto quei candidati che alle famose domande “neutralizzate” avevano risposto correttamente. Ecco perché siamo qui oggi a chiedere nuovamente che si trovino i fondi anche per chi sta pagando questi errori restando fuori dal percorso formativo.

Siamo perfettamente consapevoli che il problema è ben più ampio e complesso e non rimane circoscritto solo all’ ultimo concorso. Anni di programmazione dell’accesso a Medicina e dell’accesso alle scuole di specializzazione dettata unicamente da mere logiche di bilancio, piuttosto che dal soddisfacimento dei reali bisogni di salute dei territori ci hanno portato ad un vero e proprio cortocircuito che danneggia tutti, studenti, medici, cittadini fruitori del bene salute e da cui non possiamo uscire senza un intervento istituzionale mirato. E allora noi il 5 scendiamo in piazza anche per questo, convinti che sia arrivato il momento di prendere decisioni coraggiose!

Il vero dato è che in molti reparti e in molte scuole il fabbisogno è maggiore di quello che si è potuto soddisfare con i numeri banditi da questo concorso. La realtà è che già oggi molti punti imprescindibili del contratto di formazione degli specializzandi vengono disattesi. Basta pensare alle specialità cliniche dove, molto spesso, per carenza di personale non vengono rispettati principi importanti (<<…in nessun modo l’attività del medico in formazione specialistica è sostitutiva del personale di ruolo…) che di fatto differenziano un “contratto” di formazione da un contratto di assunzione; oppure quando nell’ ambito delle specialità chirurgiche si disattende al concetto per cui “ La formazione del medico specialista implica la partecipazione guidata alla totalità delle attività mediche dell’unità operativa presso la quale è assegnato … e l’esecuzione di interventi con autonomia vincolate alle direttive ricevute dal tutore”, magari perché non sono adeguatamente sfruttate quelle strutture ospedaliere, già facenti parte della rete formativa, dotate quindi di standard qualitativi accreditate secondo i criteri individuati in conformità con l’Articolo 43 del Decreto Legislativo n°368, 17 agosto 1999 e il cui coinvolgimento è peraltro prevista dallo stesso contratto di formazione dello specializzando.

Chiediamo pertanto che:
1) si tutelino tutti i 5100 candidati (tale numero corrisponde a una stima per eccesso e non all’ effettivo numero di medici coinvolti) che hanno subito nocumento da questo concorso di specializzazione distribuendo gli ingressi in sovrannumero sia all’ interno dei Policlinici Universitari, sia sfruttando e potenziando la rete di convenzioni già esistente con le strutture del territorio. Tale distribuzione avverrebbe con la garanzia della possibilità di frequentare anche Policlinici Universitari per un periodo di almeno 6 mesi e nel rispetto degli standard formativi;
2) che si provveda alla tutela di quanti si troveranno a svolgere il prossimo concorso che è e deve rimanere a graduatoria nazionale. Ciò non può non passare per una modifica del bando e delle sue modalità di attuazione volta a garantire la pubblicazione tempestiva di una bibliografia di riferimento; un’omogeneità tra i diversi atenei per quanto attiene a denominazione degli esami, componenti e punteggi che compongono il voto di laurea e altre diversità, ad oggi irrisolte, fra le varie università sul territorio nazionale; maggiore controllo e trasparenza favoriti, ad esempio, dalla riduzione del numero di sedi di svolgimento del prossimo controllo, con un’intensificazione dei controlli e una piena aderenza alle disposizioni del bando, da parte delle commissioni preposte alla vigilanza.

In ultima istanza riteniamo fondamentale sottolineare come sia necessario :
3) provvedere ad una corretta programmazione degli accessi al corso di laurea a Medicina, basati su una reale programmazione sanitaria, che veda al centro i fabbisogni di salute dei territori e non solo questioni di bilancio economico,
4) implementare, in linea con tutti i restanti i Paesi europei, il numero di contratti di formazione specialistica così da abolire l’assurdo divario esistente tra numero di medici laureati e abilitati (impossibilitati di fatto ad essere assunti nelle strutture pubbliche per mancanza del titolo di specialista) e il numero di medici specialisti;
5) ampliare la rete formativa, consentendo agli specializzandi agli ultimi anni della loro formazione di ruotare anche nelle aziende ospedaliere del territorio (con requisiti formativi e qualitativi prestabiliti) per acquisire competenze non sempre raggiunte nei soli poli universitari. Rifiutiamo l’ipotesi di creare un doppio canale formativo, ma anzi invochiamo l’estrema necessità di un’integrazione congiunta dei due percorsi in prossimità del conseguimento della specializzazione”.

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