I cronisti del nostro tempo

3 maggio 2011: giornata mondiale dell’informazione, decretata dall’ONU. Un momento di riflessione e di analisi sul ruolo del giornalismo nella società del terzo millennio in cui la trasparenza nella narrazione dei fatti, non dovrebbe mai cedere il passo alla compiacenza e alla torbidezza degli eventi socio-politici.Uno spazio fisico e metaforico in cui gli operatori della comunicazione e l’intera società civile si incontra e si confronta, con particolare riguardo alla memoria di coloro che in nome del diritto di informazione hanno donato la loro vita.  Ed è proprio in onore di questi uomini e donne che si è organizzato il recital teatrale inedito : ‘Uno scandalo italiano, storia di Cosimo Cristina, “suicidato” da Cosa Nostra‘, scritto e declamato dal giornalista Luciano Mirone (autore del libro -Gli insabbiati. Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza-) con intesa partecipazione e commozione, dedicato all’ultima vittima di guerra in senso lato, Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza il 15 aprile scorso.

L’evento è stato promosso da Ossigeno per l’Informazione, Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Associazione Stampa Romana e Libera, con il sostegno di FNSI, OdG, Articolo21, UNCI, Associazione Giornalisti Europei, da Sud, Facoltà Lettere e Filosofia Università di Roma Tor Vergata, e altre associazioni.

Per decenni, la morte di Cosimo Cristina, giornalista di 25 anni, il cui corpo fu trovato il 5 maggio del 1960 sulle rotaie di Termini Imerese , posto di lavoro del padre ferroviere, venne sottaciuta, screditando la figura del “pubblicista” come viene definito nell’articolo sul ritrovamento del suo cadavere. Mirone, evidenzia come il termine pubblicista che sta ad indicare il giornalista pubblicista, fu utilizzato per sminuire la figura (solo gli addetti ai lavori ne conoscono il significato).  Fedele alla missione di testimoniare la realtà minacciosa e inquinante della criminalità organizzata, Cristina fonda un proprio giornale (Prospettive siciliane”) che decreterà il suo destino.

Una vita interrotta dalla mano nera, come quella dei 27 giornalisti, vittime di guerra, del terrorismo e della mafia, della nostra era repubblicana che vengono ricordati, mediante i loro scritti e i libri dei loro familiari.

Giuseppe Fava (direttore della rivista “I Siciliani), Walter Tobagi (Corriere della Sera), Ilaria Alpi (Tg3), Giuseppe Impastato (politico, attivista e radiocronista di Cinisi), Giovanni Spampinato (L’Ora), solo alcuni dei nomi dei cronisti del nostro tempo che vengono evocati, con forza e rabbia per una società che non è in grado di accogliere e salvaguardare gli uomini di buona volontà.

La memoria, arma bianca di difesa dei diritti inviolabili dell’uomo (all’inizio del recital, esplicto è il richiamo alla Carta Europea dei diritti dell’uomo), ancora una volta si mostra strumento essenziale  di trasmissione politico-storica e che ci restituisce corpi, pensieri e parole di uomini e donne che hanno firmato la loro esistenza, in modo indelebile.

Il 28 maggio 2011, si celebrerà a Genova, la  Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo, organizzata dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani.

Amanda Coccetti

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