Dalla Sissa una scoperta per riattivare i neuroni spenti

Taccola insieme allo staff di Spinal

Giuliano Taccola, ricercatore della Sissa di Trieste, è il coordinatore dell’attività del laboratorio Spinal di Udine che ha messo a punto una strategia innovativa per inviare stimoli elettrici ai circuiti spinali e riattivare i neuroni responsabili della locomozione. Una scoperta scientifica di grande valore e che sta dando speranze ai tanti che a causa di una lesione spinale non possono più camminare.

La scuola di eccellenza Sissa di Trieste è direttamente coinvolta con il laboratorio Spinal, progetto all’avanguardia per lo studio delle mielolesioni, frutto della collaborazione tra la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, l’Istituto di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale Gervasutta di Udine, l’Associazione tetra-paraplegici Fvg e il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.

Il nuovo protocollo di stimolazione si è mostrato più efficace di quelli tradizionali utilizzati oggi in clinica e riabilitazione: è riuscito a evocare, infatti, un maggior numero di cicli locomotori. «L’analogo in vivo – precisa il Taccola che ha appena pubblicato i risultati sulla rivista Journal of Neurophisiology – potrebbe essere un maggior numero di passi in risposta a uno stimolo della stessa durata».

Il vantaggio di questo protocollo deriva dall’intrinseca variabilità di cui sono dotate le onde di stimolazione utilizzate dal ricercatore. La registrazione ottenuta dal campionamento dell’attività locomotoria possiede infatti una sua intrinseca variabilità di scarica, definita rumore. «Dobbiamo considerare – continua il neurobiologo- che non esistono due passi perfettamente identici, ognuno ha un profilo cinematico leggermente diverso dagli altri. Infatti, anche quando vogliamo replicare un gesto, nonostante gli sforzi, non riusciamo mai a riproporlo esattamente uguale». Motivo per cui, molto probabilmente, uno stimolo variabile riesce a dialogare meglio con i neuroni del circuito spinale, risultando più efficace nell’attivazione del programma locomotorio.

Questo lavoro potrebbe avere risposte interessanti, la nuova strategia di stimolazione potrebbe essere importata negli attuali dispositivi elettromedicali (come quelli utilizzati dal team dell’Università di Louisville, UCLA e il California Institute of Technology) migliorandone da subito la performance.

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  1. Sono personalmente interessato ai Vostri studi in seguito ad un incidente che ho avuto nel mese di settembre 2008.
    Vi ringrazio perchè la Vostra ricerca dona speranza a me e a molte altre persone con problemi simili ai miei.
    BUON LAVORO !!

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