Coronavirus e Maturità 2020, potrebbe saltare la seconda prova scritta | Tutto quello che c’è da sapere

Azzolina: «Presto daremo indicazioni». Petizione online per cancellare gli scritti. Lo scenario più probabile: commissari interni e revisione della prova di indirizzo. Stop all’Invalsi
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina lo ha twittato mercoledì mattina dopo le 8. «Daremo presto indicazioni», ha risposto ad una maturanda che la interrogava via social sul destino dell’esame di maturità 2020, se le scuole resteranno chiuse oltre il 3 aprile. Al Miur arriverà a breve la petizione lanciata due giorni fa sulla piattaforma Change.org che chiede di cancellare le prove scritte, di prevedere commissioni interne e di ridurre i programmi per l’esame di quest’anno. Difficile che la ministra approvi la proposta così com’è, ma al ministero sono giorni che la «task force» al lavoro per l’emergenza sta disegnando scenari e formule d’esame possibili per il prossimo giugno. Tra le (quasi) certezze ci sono l’abolizione delle prove Invalsi e dell’alternanza scuola lavoro come requisiti per l’ammissione. Se l’emergenza dura è probabile che si opti per commissioni interne (come ai tempi del terremoto nelle zone colpite dell’Abruzzo) e per una rimodulazione o abolizione della seconda prova. Non è escluso che, nel caso di un’emergenza che si prolunghi ancora a lungo, si preveda un esame solo orale. Difficile, e al momento da escludere, lo slittamento della’esame a settembre perché impatterebbe sulle iscrizioni all’università e sull’iscrizione al prossimo anno scolastico.

Commissari interni o esterni?

Se la chiusura si prolungherà una delle ipotesi che si stanno valutando, in coerenza con le misure di contenimento del contagio prese finora, è di rinunciare alla tradizionale composizione mista delle commissioni d’esame: tre commissari interni (cioè docenti della classe), tre esterni (provenienti da altri istituti) più un presidente anche lui esterno. Vista la situazione eccezionale, si potrebbe optare per una commissione di docenti tutti interni alla scuola e magari chiamare solo il presidente da fuori, come già si è fatto in passato per tagliare sui costi delle trasferte (ministra dell’Istruzione Letizia Moratti). Una soluzione che avrebbe però l’inconveniente di inficiare (ulteriormente) l’obiettività dell’esame.

Il rebus della seconda prova

Non sono solo gli studenti che firmano la petizione per la Maturità light a porsi il problema di come modulare la seconda prova, quella di indirizzo (latino e greco, matematica e fisica, lingue straniere…). Se ne è parlato anche nell’incontro in video conferenza tra i rappresentanti degli studenti e la ministra Azzolina qualche giorno fa: l’ipotesi potrebbe essere quella di una prova ridotta, anche se è difficile programmare una prova «nuova» e diversa dal solito. Soprattutto sarebbe difficile da valutare. Ma al momento questa sembra l’ipotesi più probabile.

L’estrema ratio: super orale

Se invece l’emergenza dovesse prolungarsi fino al mese di maggio e oltre è possibile che l’esame di Maturità diventi una prova ridotta al solo orale: sarebbe l’ultima ratio per salvare l’anno. E’ una opzione che è stata già verificata in piccolissima scala dopo il terremoto dell’Aquila nel 2009 per gli studenti della zona rossa. In quel caso mancavano anche i luoghi fisici dove far lezione e esame. E così di fece una prova «rapida» consistente di un solo orale. Allora si fece per 900 studenti, che dopo la tragica notte tra il 5 e il 6 aprile rimasero senza case, scuole, libri. Per ragioni di sicurezza fu difficile persino trovare i commissari esterni. E’ un’opzione estrema che si valuta solo se il contagio non si arrestasse con l’arrivo della bella stagione e continuasse ad essere rischioso ritrovarsi in luoghi affollati.

Lo stop breve

Se davvero si tornerà in classe entro il 3 aprile (prospettiva finora confermata dai decreti emanati in questi giorni, ma sempre meno probabile se il picco del Covid-19 continuerà oltre la metà di aprile), nulla o quasi è perduto. Si tratta di allungare i tempi per la preparazione dell’esame, rinviare la decisione sul programma da portare (il documento si deve approvare entro il 15 maggio): ogni classe infatti, per l’orale, definisce il programma sul quale gli studenti si devono preparare in base a quello realmente svolto. Salteranno molto probabilmente l’obbligatorietà delle prove Invalsi e dell’alternanza scuola-lavoro.

Allungare l’anno scolastico?

Non è esclusa dalle valutazioni di questi giorni anche se è molto improbabile anche la possibilità di allungare di una o due settimane l’anno scolastico: molto dipende da quando finirà l’emergenza e dunque da quante ore di scuola si sono perse. L’allungamento presenta diverse difficoltà perché fa slittare tutte le scadenze comprese quelle per l’ammissione alle università e per l’avvio dell’anno successivo. E per quanto riguarda l’esame di Maturità comporterebbe un analogo slittamento del calendario. Attualmente la prima prova, il tema, è prevista per il 17 giugno, ma se l’anno si allunga, gli scritti verrebbero rinviati ai primi di luglio e di conseguenza gli orali si protrarrebbero quasi per tutto il mese.

Più 60 e meno lodi?

La ministra Azzolina è stata perentoria: «Niente 6 politico». Ma più si prolunga la chiusura delle scuole, più appare probabile la promozione quasi generalizzata degli studenti. Soprattutto di quelli a fine percorso. Difficile infatti giustificare la non ammissione all’esame di uno studente che, essendo stato costretto a casa per due mesi, non ha avuto il tempo di recuperare eventuali insufficienze. Del resto, se si escludono i record negativi registrati da alcuni istituti professionali, i non ammessi all’esame sono, già in tempi normali, un’esigua minoranza (3,7%) . Semmai a fare le spese di un esame «dimezzato» potrebbero essere quest’anno i super bravi, quelli che normalmente ambirebbero alla lode: nell’ipotesi di un esame semplificato, i 100 e lode quest’anno potrebbero essere assegnati col contagocce.

corriere.it

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