Claudio Tesauro: "La crescita personale dell’individuo non dovrebbe essere solo carrieristica, ma anche protesa al sociale".

Corriereuniv.it in occasione del lancio delle guide digitali di orientamento, studiate per gli studenti in tempo di Covid ha intervistato Claudio Tesauro, avvocato, uno dei soci fondatori dello studio legale Bonelli Erede Pappalardo. Specializzato in diritto comunitario e antitrust.

Ci può spiegare in breve il suo percorso formativo-professionale? Fin dagli anni adolescenziali aveva scelto di iscriversi a Giurisprudenza?

Provengo da una famiglia per la metà giuristi e per l’altra metà, medici. Personalmente ho sempre avuto queste persone come riferimento e, fin da ragazzo, nutrivo un interesse autentico per le materie giuridiche. Una volta iscritto all’università mi sono laureato in 3 anni con il massimo dei voti, con una tesi sull’arbitrato internazionale poiché intravedevo negli studi internazionali la possibilità di lavorare all’estero, un’esperienza che conoscevo, avendo già vissuto negli Stati Uniti, periodo che mi permise di approfondire la lingua inglese. Così fui ammesso alla Scuola di Legge della New York University (NYU Law) dove frequentai un Master in Diritto internazionale e comparato.

Ha trovato delle diversità in America rispetto all’insegnamento universitario italiano?

Quello che mi piacque molto fu la modalità scritta degli esami; in Italia, credo ci sia troppa focalizzazione sull’oralità dell’esame, mentre la scrittura permette di incanalare lo studio verso l’identificazione della questione giuridica da affrontare. Questo approccio mi ha aiutato molto nella vita professionale, poiché permette di focalizzare l’attenzione e cercare una risposta, analizzando in maniera precisa il quesito giuridico. Concluso il periodo newyorkese andai a Bruxelles, per svolgere uno stage all’interno dello staff legale specializzato in diritto della concorrenza. Una tematica giuridica poco nota in Italia. Sto parlando del 1989 e la prima legge che riguarda il diritto alla concorrenza in Italia, risale al 1990 (normativa antitrust ndr).

Dopo lo stage tornò in Italia? 

No, decisi di fondare uno studio con altri tre avvocati italiani, lo studio legale Pappalardo. Furono anni molto belli, erano gli anni del cielo a 12 stelle, del raggiungimento di un autentico mercato unico, senza ostacoli, diretto verso le liberalizzazioni. Tutti i settori fortemente guidati dal processo legislativo comunitario, come quello delle telecomunicazioni, senza il motore legislativo comunitario, non si sarebbero sbloccati a livello nazionale. Fu un momento storico particolarmente fecondo per il diritto comunitario. A fine anni 90 iniziarono ad arrivare a Bruxelles i grandi studi legali americani. Fino a quel momento eravamo stati un riferimento per tutti i paesi membri in merito al diritto dell’unione. A quel punto scegliemmo di tornare in Italia e di fondere il nostro studio con lo studio Bonelli e lo studio Erede; era il 1999, eravamo 12 soci. Attualmente siamo in Italia, a Bruxelles, a Londra, a Il Cairo, ad Addis Abeba e a Dubai, in una ottica di espansione geografica. Lo studio è attivo nelle diverse branche del diritto: diritto della concorrenza, diritto comunitario, tributario, penale, societario, diritto dello sport, real estate, … Pensiamo che sia necessario che si diffonda l’idea di come uno studio italiano possa supportare le aziende italiane ed europee in un’ottica di crescita europea. 

Il vostro studio oltre alla presenza di un ampio ventaglio di specializzazioni giuridiche, con una forte connotazione europea, presenta altre peculiarità che considera fondamentali nel terzo millennio?

Con gli anni abbiamo capito l’importanza del dialogo con il cliente finale attraverso un approccio integrato di competenze. Per esempio, prendiamo il settore farmaceutico: oltre alla conoscenza del diritto farmaceutico, intercorrono questioni legate al diritto alla concorrenza, al diritto di  proprietà intellettuale, al diritto amministrativo, al diritto del lavoro specifico del settore, alla normativa fiscale. Abbiamo creato quindi dei focus team che interagiscono con il cliente a cui offriamo un’assistenza giuridica a 360 gradi. 

Che consiglio si sente di offrire a chi vorrebbe iscriversi a Giurisprudenza?

I laureati in giurisprudenza sono tanti, così come è vero che si tratta di un settore che offre ampie possibilità, ma è assolutamente necessario affrontare il percorso accademico con estremo impegno e serietà. Dato l’alto tasso di laureati, forse, più che in altri campi, è importante il voto di laurea, così come la conoscenza dell’inglese (molte nostre attività si svolgono esclusivamente in inglese), e un’attenzione non trascurabile verso le competenze trasversali. Noi crediamo molto nel fatto che uno studio così grande come il nostro debba selezionare persone sia per le loro competenze tecniche che per il loro impegno sociale; all’interno abbiamo una politica di responsabilità sociale ben consolidata. Stimoliamo le persone a dedicare una parte delle loro attività pro bono, per le grandi organizzazioni non profit con cui stipuliamo le convenzioni. La crescita personale dell’individuo non dovrebbe essere solo carrieristica, ma anche protesa al sociale. E, devo dire, che questo aspetto è molto apprezzato dai nostri praticanti che accogliamo già dal quarto anno di Giurisprudenza.

Quali sono le competenze essenziali che necessita oggi un giurista/avvocato?

Forte motivazione per le materie giuridiche, ragionamento analitico, passione per la ricerca e una buona capacità di scrittura. Se non piace scrivere e ci si vuole iscrivere a Giurisprudenza, bisognerebbe riflettere su questo aspetto.

Una parola di augurio alle future matricole?

Diventare grandi giuristi. 

Amanda Coccetti

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