Caos Coronavirus: a scuola senza certificato dopo 5 giorni, rispediti a casa

Decine di bimbi rispediti a casa: non avevano il certificato medico. Colpa di un caos burocratico e della “interpretazione” del nuovo dpcm per il Coronavirus

Ritornano a scuola dopo cinque giorni di assenza ma senza il certificato medico: decine di bimbi rispediti a casa dai dirigenti scolastici.

La vicenda Coronavirus si arricchisce di un ulteriore tassello legato alla burocrazia. È successo a L’Aquila nella giornata di ieri: a molti bambini, in diverse scuole del capoluogo, è stato fatto divieto di tornare in classe perché sprovvisti di certificato medico.

Un caos normativo tra chi prende per buona lultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, legato strettamente al Coronavirus (e che estende a tutte le Regioni la presentazione del certificato medico solo per determinate malattie), e chi intende rispettare e far rispettare un obbligo preesistente e mai abrogato dalla Regione Abruzzo (Dpr Presidente della Repubblica 1518/1967, art 42)

Andiamo con ordine.
L’obbligo di presentare il certificato medico dopo 5 giorni di assenza è stato istituito a livello nazionale nel 1967: in Abruzzo non è mai stato abrogato. In altre regioni, invece – Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, province autonome di Trento e Bolzano, Lazio e Marche – è stata abolita nel corso degli anni l’obbligatorietà del certificato medico. Nel Veneto l’abrogazione è avvenuta poco meno di un mese fa, ad esempio.

Il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri approvato il 25 febbraio scorso ha ripristinato l’obbligatorietà del certificato su tutto il territorio nazionale fino al prossimo 15 marzo. Un decreto che ha ricevuto critiche da alcune associazioni di medici per quanto riguarda questo aspetto poiché obbligherebbe tante persone a recarsi in ambulatorio, in un momento in cui si sconsiglia la permanenza di troppi pazienti nelle sale d’attesa. Per questo, il Decreto approvato il 1′ marzo ha modificato parzialmente la situazione, rendendo obbligatorio il certificato solo dopo malattie infettive per le quali è richiesto l’obbligo di notifica: fra queste, anche “l’influenza da virus potenzialmente pandemici”

Veniamo al caso aquilano. Sebbene molti alunni siano stati assenti da scuola per oltre cinque giorni (complice anche il ponte di Carnevale) alcuni pediatri non hanno rilasciato il certificato poiché l’assenza non era dovuta a malattie infettive.

Una interpretazione che prende come riferimento il DPCM del 1 marzo e non il decreto in vigore dal 1967.
Dall’altra parte, diversi dirigenti scolastici non hanno potuto riammettere a scuola i bambini, non potendo escludere che l’assenza fosse dovuta a malattie o anche al fatto, per esempio, che i genitori non abbiano fatto richiesta del certificato al pediatra.

Una situazione oggettiva di caos che potrebbe tornare a ripetersi oggi.

ilcapoluogo

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