“Bevi il veleno e poi mangia un cioccolatino”: la Procura di Roma oscura il “forum della morte” frequentato da giovanissimi

L’indagine partita dal suicidio nel 2020 di due ragazzi. Sul sito internet si potevano trovare tutti i “consigli” per togliersi la vita attraverso l’assunzione di salnitro di sodio.

Il caso delle 13enne della periferia romana che si è tolta la vita (forse a causa di un episodio di bullismo) è solo l’ultimo dei casi di suicidio che hanno riguardato i giovanissimi. Un lungo elenco che sta preoccupando e non poco studiosi, sociologi ma anche gli inquirenti che in queste settimane stanno cercando di capire se dietro all’aumento di questi casi ci sia in qualche modo un collegamento – più o meno diretto – con la crescita sul web di siti internet che “pubblicizzano” i modi per togliersi la vita.

Il quotidiano Il Resto del Carlino oggi ha dato notizia della chiusura da parte della Procura di Roma di una community con oltre 17mila iscritti di tutte le nazionalità in cui gli utenti si “confrontavano” per ottenere risposte concrete al desiderio di farla finita. Bastava digitare su internet ’Sanctioned Suicide’ per entrare nel forum e avere la possibilità di dialogare, rigorosamente in inglese, con “voci” anonime che descrivevano la strada da intraprendere per uccidersi.

Le indagini sono partite dal caso della morte di due diciottenni che si sono tolti la vita nel 2020. I due, dopo essersi recati in stanze di alberghi così come consigliato sul sito, hanno ingerito una dose letale di salnitro di sodio, una sostanza che si trova comunemente in commercio ed è utilizzata per la conservazione degli alimenti. Gli inquirenti, grazie all’analisi dei cellulari dei giovani, sono riusciti a leggere le chat in cui si davano i consigli di morte. Dettagli macabri visto che venivano dati anche consigli sui medicinali da assumere per evitare che il corpo espellesse la sostanza velenosa. “Subito dopo avere ingerito il salnitro ti consigliamo di mangiare un cioccolatino e ingerire un farmaco anti-vomito”.

Oltre a questi due episodi si cercano riscontri sul coinvolgimento della “chat della morte” anche a Palermo e sul caso di uno studente a Bassano del Grappa che si tolse la vita durante una lezione in didattica a distanza.

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