Benvenuti a Genova, nella Silicon Valley italiana: “Saremo tra i primi al mondo nella ricerca”

Dall’ermo colle alla Silicon Valley il passo è lungo, eppure l’Italia ci prova. Benvenuti a Erzelli, sull’altura dove Genova tenta il suo rilancio grazie alla ricerca, all’industria e all’innovazione.

L’altura che domina da un lato la montagna di Portofino e dall’altro l’aeroporto Cristoforo Colombo ha lanciato il suo guanto di sfida: un progetto per attrarre i centri di ricerca delle multinazionali, una Casa della Scienza che darebbe lavoro a più di 15mila persone, una nuova sede per la facoltà di Ingegneria di Genova. 440mila metri quadrati di sviluppo, con più della metà destinati al verde. Un lago, una pista ciclabile lunga 10 km, palestre, campi sportivi, ristoranti multietnici, asili nido, negozi, librerie: non mancherà niente della Silicon Valley italiana.

Il progetto parte da lontano grazie alla follia di una generazione over 70 unita alla spensieratezza dei trentenni: un mix vincente che sta cercando di invertire la rotta in Italia. “In una città che ha perso 200mila abitanti negli ultimi venti anni noi ne riportiamo già 15mila, facendoli venire dal mondo intero” – racconta a Repubblica Giuseppe Raseri, direttore del Parco Scientifico e Tecnologico di Genova High Tech.

Rispetto alla California i tempi sono stati lunghissimi: manca, ovviamente, stabilità economica e liquidità immediata per trasformare il progetto in un work in progress attivo da subito. Ma, anche se lentamente, le cose sembrano avanzare inesorabilmente.

E infatti c’è già chi ha creduto nel progetto: la Ericcson e la Siemens hanno trasferito proprio in questa zona quasi duemila ricercatori nei nuovi laboratori. E ben presto arriverà anche Esaote, gioiello multinazionale di Castellano, specializzato in elettronica per apparecchi biomedici.

Certo, per accogliere così tanti studenti dovranno migliorare anche le condizioni dei trasporti: si parla di una nuova funivia-cabinovia che collegherà la stazione centrale di Genova direttamente con l’aeroporto.

Un connubio tra pubblico e privato che in questo caso sembra la risposta perfetta, almeno per il mondo della ricerca e dell’Università: “Con 84mila metri quadrati destinati tutti all’insegnamento e alla ricerca l’Università diventerà parte di un ecosistema capace di stimolare la creatività e l’innovazione attraverso l’incontro diretto tra scienziati, tecnologi, studenti, manager, imprenditori – racconta Maria Silva, responsabile dello sviluppo di Genova High Tech. Nascerà un gigantesco incubatore di idee, investimenti, occupazione qualificata. E’ proprio questa fertilizzazione incrociata, tra pubblico e privato, tra ricerca pura e applicazioni produttive, quella che finora tanti giovani italiani erano costretti a cercare all’estero.”

E non finisce qui: Genova High Tech stipulerà accordi con le migliori start up dei giovani, offrendo loro anche partnership internazionali.  Si parla di un enorme incubatore di start up in grado di dare un’offerta qualitativa rilevante.

Il progetto Genova High Tech è nato nel 2003 ed ha già compiuto 10 anni. Nel 2007 è stato firmato l’accordo con l’Università per il trasferimento della facoltà di Ingegneria. I soci, tutti privati, del progetto hanno già investito più di un miliardo e mezzo di euro. E anche le istituzioni sembrano fare la loro parte.

A fine agosto è arrivato Letta visitare il centro del progetto, dopo la presenza di Giorgio Napolitano. Un segno forte, un modo per dire che, nel mondo della ricerca, ci siamo anche noi. E non vogliamo essere secondi a nessuno.

Raffaele Nappi

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