Aspettando Godot a Montecitorio

I precari dell’intero ciclo formativo dalla primaria alla scuola media superiore sono in attesa di un incontro con il ministro dell’Istruzione per discutere sulla validità della riforma scolastica varata dal presente governo. La aspettano a Montecitorio per dialogare insieme sulla rivoluzione epocale che sta scuotendo il sistema formativo nostrano.

I docenti precari del ciclo formativo dalla primaria alla scuola media superiore sono in attesa di un incontro con il ministro dell’Istruzione per discutere sulla validità della riforma scolastica varata dal presente governo. La aspettano a Montecitorio per dialogare insieme sulla rivoluzione epocale che sta scuotendo il sistema formativo nostrano.
Che valenza può avere lo sciopero della fame – chiediamo a Caterina Altamore, insegnante precaria da 14 anni di scuola primaria che ha intrapreso da 8 giorni la via del digiuno – come modalità estrema di denuncia della condizione provvisoria della classe insegnante?  “Neanche io ho mai creduto nella validità di un gesto esasperato, ma dato il velo di silenzio-assenza che ricopre le nostre richieste, mi è venuto naturale appoggiare e contribuire alla causa, con un gesto forte. E infatti, qualcosa si è mosso. Abbiamo iniziato a comparire sulle pagine dei giornali, l’opposizione si è accorta di noi e l’opinione pubblica si sta interessando al dibattito”.
Ed è proprio l’opinione pubblica uno dei punti di raccordo della manifestazione. I docenti evidenziano quanto sia necessario che gli stessi genitori prendano coscienza dei danni, sia sul breve periodo che sul lungo periodo  che la docenza precaria arrecherà ai loro figli e, pertanto, al futuro (non così remoto) della nostra società.
Sono quattro i punti fondamentali che i docenti precari, attributo ormai entrato nel “lessico familiare” sono a richiedere al Ministero dell’Istruzione:
1. Ritiro della legge 133/2008 sulla riforma scolastica.
2. Ripristino degli 8 miliardi, “tagliati” dalla finanziaria al budget scolastico.
3. Ritiro del decreto-salva precari in quanto non costituisce un vantaggio professionale, ma una velata modalità di “accantonamento” professionale. Si guadagna un punteggio minimo che non permetterà di svolgere la professione in modo continuativo. Una mortificazione alla professione e a chi la esercita.
4. Assunzione a tempo indeterminato per quei posti vacanti che esistono e non vengono coperti. Attualmente si risolve la “vacanza”, mandando a casa i ragazzi prima dell’uscita ufficiale o posticipando l’entrata in classe.
Perché questa volontà di non stabilizzare l’insegnamento, a completo discapito dei futuri cittadini dell’Europa 2020? Perché i docenti di lettere a cui corrisponde un monte orario di 18 ore più 3 ore settimanali di disponibilità didattica, sono stati precettati per l’insegnamento di una nuova materia: “educazione alla cittadinanza”, assorbendo così le 3 ore che spesso venivano utilizzate per le supplenze. Tanti i quesiti aperti degli insegnanti “in attesa”.
L’accorpamento delle classi (in particolare, nelle scuole medie inferiori) in assenza di un insegnante di riferimento e in assenza del supplente comportano sperdimento cognitivo ed emotivo sia tra gli alunni che tra gli insegnanti che si trovano a gestire una classe composita di diverse età.
Insegnanti di scuola media inferiore e superiore affermano che si sta diffondendo la pratica dell’estensione delle ore di didattica ai docenti a tempo indeterminato (figura mitologica?), “utilizzati” dai manager didattici per sopperire alle carenze di organico “a costo zero”.
Amanda Coccetti

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