Al regista Carlo Lizzani la laurea targata Lumsa

lizzani2.jpgÈ il Lizzani day. A definirlo così durante la cerimonia per la laurea honoris causa in Comunicazione e Produzione Culturale che l’università Lumsa di Roma ha conferito questa mattina al regista Carlo Lizzani, è un amico del “neolaureato”, Emilio Lonero, che in comune con lui ha una vita di passione per il grande schermo.
Dunque è uno di quei giorni che ruotano tutti intorno a una persona. E quando questa persona ha attraversato sette generazioni e un secolo intero, tutti convogliati verso la settima arte, le ore scorrono tra ricordi e pacche sulle spalle tra colleghi. In platea volti noti come Ettore Scola e i fratelli Taviani, e sul palco emozioni forti di flashback che iniziano dagli anni ’50. Anni che i ragazzi che stanno lì ad ascoltare hanno letto solo sui manuali di storia e che invece Lizzani, Emilio Lonero, Furio Scarpelli (sceneggiatore della storica coppia Age&Scarpelli) e Franco Giraldi (regista che legge la prolusione di Tullio Kezich impossibilitato a partecipare) hanno vissuto con la spensieratezza della gioventù e un desiderio già nitido: quello di fare cinema.
L’idea di dare al regista l’importante riconoscimento, che la Lumsa negli anni ha dato con molta parsimonia (precisa il rettore Giuseppe Dalla Torre durante la cerimonia), non è nata per caso. Nel 2003 l’ateneo di via della Traspontina inaugura il laboratorio “La settima arte – Lezioni d’Autore”, ovvero incontri tra gli studenti della Lumsa e i Maestri del cinema. Lizzani, come ricorda Lonero, varca il portone dell’ateneo per la prima volta nel 1998, esattamente martedì 13 ottobre alle 17,30, per la presentazione di un libro. Da quel momento nasce un rapporto coronato dopo tre anni con il riconoscimento della laurea honoris causa. Nelle parole di Lonero, Lizzani “è lo studente più presente e partecipe agli incontri de ‘La settima arte’”.
Con una nuova corona d’alloro sul capo (ha già ricevuto la laurea honoris causa dall’Università di Torino nel 2002), Carlo Lizzani racconta il suo “lungo viaggio nel secolo breve” (titolo tra l’altro della sua autobiografia uscita nel 2007) e un’analisi breve sul cinema italiano. Perché non bastano due film, come quelli di Garrone e Sorrentino, a far rinascere il nostro cinema. Soprattutto perché questo cinema non è morto, spiega il regista. Il problema, in realtà, sta nell’incapacità di creare un movimento, come all’epoca del Neorealismo, che Lizzani continua a difendere a spada tratta, nonostante ci sarà sempre qualcuno che dirà che “il Neorealismo è nato perché era impraticabile Cinecittà!”.

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